L’editor nell’antica Roma era l’imprenditore che organizzava gli spettacoli gladiatori. In origine erano semplici cerimonie funebri, ma quando approdarono nell’arena, si sviluppò un business non indifferente. Roma, e via via molte regioni del suo vasto impero, crebbero a tal punto che l’intrattenimento della popolazione divenne una necessità oggettiva. Al Colosseo i romani ci passavano l’intera giornata: parate, rappresentazioni, esecuzioni e infine i duelli dei gladiatori. Questi combattimenti erano il culmine del palinsesto e il pubblico, con il passare degli anni, cominciò a manifestare apertamente sia preferenze che competenze. 

Molte preziose testimonianze sono giunte a noi, superando la sfida del tempo, grazie al fervore di importanti cronisti celebrati per opere all’apparenza più dotte del giudizio sportivo nei riguardi di determinati gladiatori.

Per comprendere meglio il simbolismo va messo in evidenza il ruolo della politica e di quanto fosse interfacciata con le rappresentazioni spettacolari nell’arena. Una delle prime figure codificate furono i sanniti, dopo che Roma sconfisse gli italici della zona dell’attuale Molise e Basilicata; poi vennero i galli, probabilmente a seguito dell’espansione nord europea; quindi i traci quando le conquiste si estesero a est verso la Bulgaria, e così via. Si univa l’utile al dilettevole: i prigionieri di guerra manifestavano la loro sconfitta e, contemporaneamente, veniva celebrata la grande potenza di Roma. Il pubblico si divertiva e si appassionava; i personaggi influenti che dovevano affermarsi pubblicamente sovvenzionavano e promuovevano questi svaghi per accrescere la propria immagine e il proprio potere.

Capite quanta tradizione è stata trasmessa prima negli anni, poi nei secoli e, a quanto pare, nei millenni? Forse è proprio questo il “bello” della Storia!