Il Gladiatore è stato un film di successo e ha vinto numerosi premi, tra cui cinque Oscar: miglior film, attore, costumi, sonoro ed effetti visivi. Ha anche ricevuto cinque BAFTA Awards, ma, cosa più importante per noi, ha soprattutto riacceso l’interesse per la cultura dell’antica Roma. La trama sviluppa eventi realmente accaduti durante la seconda metà del II secolo d.C., ma la sua accuratezza storica piuttosto approssimativa ha fatto storcere il naso a molti; nonostante questo i risultati commerciali obbligano ad ammettere che il pubblico ha indiscutibilmente apprezzato il prodotto. Va ricordato che il personaggio di Massimo è immaginario e sebbene Commodo fosse impegnato in combattimenti nel Colosseo, non fu ucciso nell’arena. 

La maggior parte dei costumi non sono storicamente corretti e molti elmi, lasciatecelo dire, sono addirittura fantasy. Anche Ridley Scott, come molti altri, si è ispirato al quadro ottocentesco del pittore francese Jean-Léon Gérôme, che è di fatto un falso storico: il gesto dell’imperatore che ordinava la morte dello sconfitto non era il pollice abbassato (il pollice verso), ma il pollice alzato, simbolo della spada sguainata (il gesto contrario, cioè il pollice richiuso nel pugno, indicava invece la spada riposta nel fodero). Il popolo non gridava «A morte!» nei confronti dello sconfitto, ma «Jugula!» («Tagliagli la gola!»); se quest’ultimo si era comunque difeso bene e con valore, la vita gli veniva risparmiata. Come se non bastasse, nel film appaiono anche alcune balestre, che al tempo, ovviamente, non esistevano ancora.

Negli anni del contratto con i Ghetti, una serie televisiva statunitense fa tornare attuale il tema dei gladiatori: Spartacus: Sangue e Sabbia, incentrata sulle gesta del famoso gladiatore trace (già trattato cinematograficamente anche da Stanley Kubrick), che viene trasmessa su un canale privato senza subire troppe censure nonostante le numerose le scene di violenza e di sesso. La fotografia e gli effetti visivi, di forte impatto, si ispirano ai successi delle trasposizioni cinematografiche dei fumetti di Frank Miller, Sin City e soprattutto, vista anche l’attinenza della tematica storica, 300.

Anche in Spartacus la storicità è davvero molto discutibile, ma la serie ha il grande merito di dare risalto alla figura del gladiatore e di mostrare la vita all’interno della scuola gladiatoria come non si era mai visto prima.

Al di là di tutte le rappresentazioni, per comprendere immediatamente come i gladiatori si inserissero nel loro tempo, dovete pensare a degli atleti professionisti coinvolti in uno spettacolo pericoloso ma estremamente importante da un punto di vista sociale ed economico. I lanisti svolgevano una complessa attività imprenditoriale all’interno di un sofisticato meccanismo d’intrattenimento che nasceva e si sviluppava all’interno di una gigantesca metropoli di più di duemila anni fa: Roma. Potenti e facoltosi personaggi sfruttavano gli spettacoli per intrattenere e “distrarre” il popolo, per accattivarsi consensi e guadagnare popolarità. Per caso vi ricorda qualcosa?

Se vi interessa l’essenza dell’arte gladiatoria, l’emozione di calpestare l’arena del Colosseo, l’autenticità storica di una sfida prima strategica e poi tattica, non trascurate la nostra campagna che inizia il 13 novembre 2019 sulla piattaforma di Kickstarter: diversi giochi hanno trattato il tema, ma i “veri” gladiatori sono solo su Arena Colossei™!